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Published in: allenamento per la mente, altri modi di vivere, ispirazione, scrittura e creatività

Il viaggio dell’eroe

By Francesco Perticari

I limiti sono nei pensieri che facciamo

La consapevolezza che i limiti trovino il loro spazio nella mente più che altrove mi aiuta a mantenere alta l’attenzione e la curiosità riguardo agli strumenti in grado di aiutare me stesso, e le persone che incontro, a ottenere il massimo potenziale.

Fra le risorse efficaci di cui tutti noi disponiamo, ve n’è una che utilizzo per ricercare gli stati migliori:

Il modellamento

Il modellamento è la pratica nella quale ci si associa con tutti i sensi a esperienze nelle quali i nostri comportamenti o quelli di altre persone siano stati particolarmente efficaci.

Per predisporre il nostro sistema ad affrontare nuove situazioni vi è spesso la necessità di rifare la valigia con gli indumenti più adatti per il nostro viaggio. In altre parole la necessità di copiare la struttura esperienziale di qualcuno che ha prodotto buoni risultati in situazioni simili.

Quando ho bisogno di accedere a uno stato d’animo appropriato ad affrontare sfide impegnative mi collego con la mente e con i sensi a un’esperienza realmente vissuta nella quale ho dato il meglio e di cui sono particolarmente fiero. E’ stata un’esperienza intensa, carica di utili apprendimenti e di emozioni forti e la voglio condividere con voi sotto forma di viaggio.

Il viaggio-metafora di ciascuno di noi è quello che Joseph Campbell, grande studioso di mitologia, chiama Viaggio dell’Eroe

Scenario: Hikkaduwa, Sri Lanka, una splendida spiaggia dove stavo passeggiando per riprendermi da una sfebbrata che mi aveva colpito subito dopo lo scalo all’aeroporto di Colombo.

Il mare era molto mosso, le onde alte più di due metri tenevano lontani i turisti dall’avventurarsi incautamente alla battigia e, al largo, anche di surfisti nemmeno l’ombra.

Durante la camminata m’imbatto in un gruppo di circa quaranta persone fra le quali un’olandese con cui il giorno prima mi ero trovato a fare il bagno in un mare solo leggermente più calmo.

I loro occhi pieni di preoccupazione e senso d’impotenza erano fissi sul mare, dove due ragazzi in difficoltà gridavano aiuto, completamente in balia della risacca che li stava trascinando lontano dalla riva.

1 Sentire la chiamata

Un vero viaggio dell’eroe ha sempre inizio con una chiamata all’azione: la richiesta di fare qualcosa di diverso, di essere più di quello che sei sempre stato.

E quel giorno a me, la chiamata, è arrivata come uno schiaffo improvviso in grado di risvegliarmi dal pacifico sonno sul comodo guanciale dello status quo.

Tuffati! Quelli stanno per affogare.Urla una vocina dentro di me.

2 Il rifiuto della chiamata

No grazie, fatelo fare a qualcun altro”

“Qui non ci sono i bagnini come a Cesenatico?”

“Io ho appena avuto una febbre da cavallo e poi quelli sono in due, io potrei al massimo andare a prenderne uno, chi viene con me?”

“Siete in un mucchio lì a guardare fate qualcosa, no?”

“E’ vero ho il brevetto di Istruttore di nuoto, Assistente Bagnanti e Maestro di Salvamento ma cosa vuol dire…  Una volta ho tirato su qualche decina di persone dalle piscine di Atlantica e di Aquazzurra. Qui siamo sull’Oceano Indiano, è un’altra cosa.”

Questi sono solo alcuni dei pensieri che hanno attraversato la mente in quel attimo di tempo dilatato alla memoria, ma che in realtà deve essere volato via in pochi secondi. Tuttavia, quando la chiamata arriva, nel profondo senti che è per te e puoi fare solo due cose: ignorarla o…

3 Varcare la soglia

Che i giochi abbiano inizio. Al di là della zona di comfort c’è un nuovo territorio pieno d’insidie e anche di opportunità, forse straordinarie, ma solo entrando nella nuova dimensione puoi scoprire cosa ti aspetta.

Per me poteva essere molto rischioso, difficoltoso, persino fatale. Cercare di salvare qualcuno in mare ti espone al rischio molto alto di andare a fondo con lui. Chi si trova in pericolo di vita si può aggrappare con una forza soprannaturale a qualsiasi cosa si avvicini, per questo ai corsi di salvamento s’insegnano le tecniche di presa per divincolarsi dal pericolante.  Come sempre fra la teoria e la pratica c’è un oceano di distanza. Si chiama esperienza. Io ero senza esperienza come tutti quelli che affrontano situazioni nuove.

In quel momento, varcare la soglia ha avuto il significato di prendere contatto con la paura ed entrare insieme a lei nel mondo dell’ignoto.

Paura di morire. Resa ancora più forte da quella del gruppo che guardava e non si muoveva. Paura nei respiri lontani dei due ragazzi con lo sguardo fisso verso la spiaggia e gli occhi sbarrati dalla disperazione.

Se lasciamo che il nostro sistema risponda istintivamente alla paura possiamo ricadere negli schemi ancestrali del bloccarsi, fuggire o attaccare. Schemi a volte utili, altre volte decisamente poco funzionali all’obiettivo.

Quando ho varcato la soglia, tuffandomi nelle onde, ho preso miracolosamente contatto con una risorsa, diversa, nuova, della quale ancora oggi sono poco avvezzo all’uso: la calma determinazione. E’ un atteggiamento utile che andrebbe allenato per affrontare la terra desolata,

Questa forma di ferma autorevolezza mi ha assistito e spronato a tuffarmi nell’acqua senza impeto, controllando ogni gesto e preservando le mie energie per i momenti in cui avrei dovuto affrontare altri mostri. Mi ha regalato quella lucida presenza con la quale mi sono immerso sul fondo quando arrivava lo schiaffo tremendo dell’onda che mi avrebbe potuto riportare a riva. Trovando la forza sufficiente per nuotare a rana e riemergere, veloce ma calmo, a stile libero verso i due ragazzi. Una due, tre… dieci volte.

4 Trovare i custodi

L’eroe è dentro ciascuno di noi. E’ sufficiente spolverare nella libreria dei ricordi per trovare persone che ci hanno ispirato o che ci ispirano. A volte i custodi si trovano nei film, nei libri o anche solo in alcuni gesti o simboli o sensazioni in grado di risvegliare la migliore espressione di noi stessi, dandoci l’opportunità di prendere contatto con essa.

Il mio mentore di quel momento è stato il desiderio, celato nel nucleo profondo, di dimostrarmi una guida affidabile per gli altri. La sensazione associata al ricordo di quel momento assomiglia a un volo cui segue lo stallo che prepara alla picchiata verso il proprio destino.

5 Affrontare i propri demoni e le proprie ombre.

Il diavolo sa travestirsi. Quando vuole, si nasconde fra le ovvie giustificazioni a essere normali. Ci porta a conformarci al comune buon senso e al preservare noi stessi dal rischio di un cambiamento carico di responsabilità spaventose. Sembra un burattino che balla la macabra danza dell’appiattimento mentale e del conformismo e, anche se a volte il ritmo non ci piace, accogliamo le sue lusinghe poiché ci salvaguardano dal fare il primo passo verso un viaggio pericoloso da quale vogliamo fuggire.

Quel giorno il Il mio demone faceva di tutto per impedirmi di trovare il paradiso, voleva farmi indossare la maglia numero quarantuno insieme agli inermi spettatori della spiaggia, con tutte le conseguenze che questa scelta avrebbe comportato.

Anche non far nulla è una scelta, spesso con esiti più gravi di un’azione sbagliata.

Ciò che fa di una cosa un demone o un angelo, è la nostra relazione con essa.

6 Sviluppare un Sé Interiore profondo

Il primo ragazzo in difficoltà me lo trovai davanti all’improvviso e mi resi conto di quanto le situazioni possono bloccarci. Sebbene molto stanco e riuscisse mantenersi a galla, era completamente immobilizzato dallo spavento.

La semplice presenza di uno che si era spinto volontariamente fino lì, gli fece prendere coraggio. Fu sufficiente trasportarlo di qualche metro e spingerlo con tutta la forza sulla prima onda che lo avrebbe trascinato verso la spiaggia.

Non potevo fare altro poiché mi ero assunto l’impegno di portarli in salvo entrambi. Se avessi dedicato troppo tempo a lui, la corrente avrebbe allontanato troppo il secondo ragazzo e con tutta probabilità non sarei mai riuscito a raggiungerlo.

In quel momento mi resi conto di quanto fosse importante conoscere e gestire le proprie dinamiche interiori. Io fino allora, come la maggior parte delle persone, mi ero sempre concentrato sulla tecnica, sulle capacità specialistiche.

Vivevo nell’illusione di non essere mai abbastanza pronto invece, affrontare le sfide, è per la maggior parte una questione di cuore, non di tecnica.

Porre attenzione al Sé Interiore significa esplorare le nostre emozioni, aumentare la consapevolezza della nostra identità, su chi vogliamo essere per ottenere quello che desideriamo, cogliendo intimamente la relazione fra noi e il mondo.

7 La trasformazione

Nel tratto di mare che mi separava dal secondo ragazzo in difficoltà  mi venne in mente la frase del maestro zen D.T. Suzuki.

“L’uomo è un essere debole che pensa, ma realizza le sue opere più grandi quando non calcola e non pensa”.

Tutto quello che stavo facendo, sembrava logico, razionale per alcuni aspetti e notevolmente avventato da altri punti di vista. Ero conscio della naturale sequenza di gesti, azioni e pensieri guidati da una mente quieta. Ma stavo semplicemente realizzando il sogno di essere la persona che volevo essere, completamente concentrato sul momento presente senza giudizi, senza distrazioni.

Con il minimo di tecnica e il pieno di energia, creatività e determinazione si mette in atto la trasformazione. L’uomo si spoglia completamente dei propri limiti, trova il potere del momento presente e diviene Eroe.

Giunto davanti al secondo ragazzo, vidi nei suoi occhi una paura non ancora pienamente trasformata in cieco istinto di sopravvivenza. Così mi avvicinai in modo che potesse avere un appiglio. Qualche stentata e affannosa frase in inglese, l’appoggio delle sue mani sulle spalle e, con addosso una nuova conoscenza, mi preparai per …

8 Il ritorno a casa

Nel mio caso il ritorno a casa fu abbastanza scontato, ma nel vero viaggio dell’eroe esiste la possibilità del rifiuto. Un doppio rifiuto. Quello degli abitanti del villaggio che potrebbero rifiutare la trasformazione poiché significherebbe riconoscere la responsabilità del proprio cammino e la possibilità di fare qualcosa di diverso. E quello dell’eroe per il quale potrebbe essere meno doloroso stare nella terra del cambiamento piuttosto di rischiare l’incontro con i mostri dai quali era fuggito.

L’amore della gente per gli eroi corre su un binario incerto il cui scambio, al minimo segnale, può portare all’odio. La trasformazione è contagiosa e non tutti sono disposti ad accettarla, ecco perché il ritorno dell’eroe al proprio villaggio può diventare un altro atto di eroismo inatteso.

Invece il mio ritorno a casa fu facile. L’olandese con cui avevo nuotato il giorno prima mi strinse la mano con un sorriso entusiasta, gridando: “Wonderfull“; i due ragazzi mi abbracciarono forte con lacrime di sincera gratitudine e i quaranta della spiaggia mi guardavano con ammirazione mentre mi allontanavo con la sensazione di non essere più la stessa persona.

In fondo un eroe è solo un uomo che ha affrontato l’inferno uscendone vivo e portando con sé un po’ di speranza.

Sorrisi a me stesso e guardai il mare con altri occhi.

4 commenti su “Il viaggio dell’eroe”

  1. Era ora che tu tornassi a scrivere,mi sei mancato…come sempre sei coinvolgente,sei riuscito addirittura a farmi sentire una eroina per certi versi .
    Io comunque l’ho sempre pensato che tu sei un eroe,qualunque siano le disavventure che la vita ti presenta il tuo cuore e la tua anima ti aiutano a uscire da qualsiasi burrasca ed essere per te per la tua famiglia e per chi anche ti vive a distanza come un MITO.
    Ti voglio bene amico mio.
    Michela

  2. Era ora che tornassi a scrivere…mi sei mancato,e immancabilmente sei stato super coinvolgente,riuscendo a tratti a farmi sentire anche un eroina per situazioni difficili che ho dovuto affrontare durante il mio viaggio.
    Anche il tuo viaggio ti ha presentato insidie e ostacoli ma il tuo cuore e la tua anima ti aiuteranno sempre a risolvere egregiamente tutte le situazioni,diventando così per la tua famiglia per i tuoi amici e per chi ti vive anche da più lontano un MITO.
    Ti voglio bene amico mio.
    Michela

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