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Migliorare le relazioni con la meta-comunicazione

By Francesco Perticari

Quando si comunica – e quindi in qualsiasi momento poiché è impossibile non comunicare – è necessario avere ben presente i due aspetti fondamentali: il contenuto e la relazione.

Il contenuto è la parte pratica del comportamento comunicativo ovvero ciò che si vuole dire all’altro, l’aspetto puramente informativo, la notizia, il messaggio esplicito. Normalmente questo rappresenta la forma oggettiva della comunicazione che si può esprimere attraverso moduli numerici, logica e strutture grammaticali a volte complesse ma molto efficaci dal punto di vista dell’inequivocabilità.

L’altro livello della comunicazione attiene alle relazioni fra i comunicanti e siccome ogni relazione implica un impegno, ci deve essere nel processo comunicativo anche una specie di comando atto a esprimere la direzione dell’impegno verso uno specifico comportamento.

A prescindere dal contenuto del messaggio un atto comunicativo esprime un concetto del tipo: “Ecco come mi vedo… ecco come ti vedo… ecco come ti vedo che mi vedi”.

La definizione della relazione attraverso la comunicazione è definita metacomunicazione e riguarda i messaggi che forniscono informazioni circa l’interpretazione di altri messaggi. Molto spesso nel processo comunicativo non si ha piena consapevolezza di questo aspetto che invece assume il ruolo predominante nei casi di una comunicazione che manca di spontaneità o è inquinata da conflitti di qualche tipo.

Così, quando si assiste ad episodi di incomprensione (ad esempio tra coniugi) sulla base di futili argomenti, quasi sempre le persone coinvolte stanno sforzandosi di definire la natura delle loro relazioni e, quasi sempre, lo fanno in maniera inconsapevole.

Occorre avere presente che “La capacità di metacomunicare in modo adeguato non solo è la conditio sine qua non della comunicazione efficace, ma è anche strettamente collegata con il grosso problema della consapevolezza di sé e degli altri.

Un leader è un comunicatore efficace non perché conosce le tecniche della persuasione verbale, ma perché ha il coraggio di prestare attenzione alla relazione con l’altro ed è capace di uscire dal comodo nascondiglio di una dialettica finalizzata ai suoi scopi per aprirsi con sincerità, chiarendo apertamente il succo della relazione che vuole instaurare.

Non posso concepire due leader che litigano sui contenuti poiché se fossero davvero leader lavorerebbero sulla metacomunicazione ovvero sulla comunicazione della loro comunicazione, un campo di gioco sul quale si può anche decidere di rompere la relazione, ma mai sbattendo la porta.

Un buon leader è come un ipnotista da palcoscenico: chiude sempre con eleganza il suo show comunicativo eliminando ogni suggestione inutile con l’abilità e la chiarezza di chi ha sempre presente l’importanza e il rispetto della persona in qualsiasi relazione.

6 maggio 2010

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